Flow, self talk e allenamento mentale nell’apnea

Introduzione

L’apnea è una disciplina sportiva unica nel suo genere. A differenza di molte altre pratiche atletiche, non si fonda sulla velocità, sulla forza esplosiva o sulla competizione diretta con un avversario. Nell’apnea il confronto è soprattutto interiore: con il respiro, con il tempo, con la profondità, con la paura e con l’istinto primario di sopravvivenza. È uno sport in cui la prestazione non dipende soltanto dalla preparazione fisica o dalla tecnica, ma in misura determinante dalla qualità dello stato mentale dell’atleta. Ogni immersione diventa un dialogo silenzioso tra corpo e mente, in cui anche una minima tensione emotiva può avere conseguenze immediate e tangibili. In questo contesto, concetti come Flow, dialogo interiore e allenamento mentale non rappresentano strumenti accessori, ma elementi strutturali dell’esperienza. Comprendere come funzionano e come si manifestano durante un’immersione consente di leggere l’apnea non solo come disciplina sportiva, ma come pratica di consapevolezza incarnata.

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Il Flow e l’equilibrio tra sfida e risorse

Il concetto di Flow, elaborato dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, descrive uno stato di esperienza ottimale in cui l’individuo è completamente assorbito da ciò che sta facendo. Nell’apnea questo stato assume una forma particolarmente evidente: durante una discesa profonda l’apneista non pensa al gesto tecnico, lo incarna. L’autoconsapevolezza narrativa si attenua, l’attenzione si ancora al presente e il tempo perde la sua consistenza abituale. Il Flow emerge solo quando esiste un equilibrio dinamico tra la sfida proposta dalla profondità e le risorse interiori dell’atleta. Se la difficoltà percepita supera le competenze, compare l’ansia; se è troppo bassa, subentra la noia. L’apnea diventa così un laboratorio privilegiato per osservare questo equilibrio, in cui basta poco per uscire dalla zona di esperienza ottimale.

Corpo, respiro e allenamento mentale

Il metodo ‘Deep Inside-State of Mind’, sviluppato da Alessandro Vergendo, nasce dall’osservazione diretta di questo equilibrio. Il suo presupposto è che la mente non si alleni soltanto attraverso il linguaggio o la riflessione cognitiva, ma soprattutto attraverso l’esperienza corporea. In apnea il corpo non inganna: ogni tensione mentale si riflette immediatamente in segnali fisiologici come l’aumento del consumo di ossigeno, la rigidità motoria o la comparsa anticipata delle contrazioni. Il lavoro sul respiro diventa quindi uno strumento centrale di regolazione del sistema nervoso, non come semplice tecnica ventilatoria, ma come via per ridurre l’ipercontrollo e favorire uno stato di calma vigile. In questo spazio di bilanciamento tra controllo e abbandono si creano le condizioni ideali per l’emergere del Flow.

Dialogo interiore e gestione delle sensazioni

Il self talk accompagna costantemente l’esperienza dell’apneista. Pensieri, frasi e immagini possono stabilizzare l’attenzione oppure frammentarla. Un dialogo interno disfunzionale amplifica la percezione della difficoltà e genera risposte fisiologiche reali, aumentando la tensione e il consumo di ossigeno. Al contrario, un dialogo interno più funzionale non ha lo scopo di motivare in modo forzato, ma di ridurre il rumore mentale e mantenere la continuità dell’esperienza. Questo diventa particolarmente evidente nel momento delle contrazioni diaframmatiche, spesso vissute come segnali di allarme. Una mente allenata impara a percepirle come informazioni, rimanendo presente alle sensazioni senza reagire impulsivamente e senza interrompere lo stato di Flow.

Profondità, identità e trasformazione

La progressione in apnea non riguarda soltanto la profondità raggiunta, ma la qualità della risposta interiore. Forzare senza una crescita mentale adeguata porta all’ansia; restare troppo a lungo nella zona di comfort porta alla stagnazione. Nel metodo ‘Deep Inside-State of Mind’, ogni metro diventa un’occasione per osservare la mente, allenare la fiducia e sviluppare adattabilità. Uno degli aspetti più profondi del Flow è la temporanea astrazione dallo spazio e dal tempo: quando l’attenzione si sposta dal risultato all’esperienza, il movimento diventa più fluido ed economico. Molti apneisti descrivono le immersioni più riuscite non tanto come record personali, ma come esperienze di chiarezza e silenzio interiore. Scendere in profondità significa inevitabilmente andare dentro, ed è in quello spazio di presenza che il Flow diventa possibile.

Conclusioni

Il percorso tracciato attraverso Flow, allenamento mentale e dialogo interiore mostra come l’apnea sia molto più di una disciplina sportiva basata sulla prestazione fisica. È un’esperienza complessa in cui corpo e mente sono inseparabili, e in cui ogni immersione diventa un’occasione di osservazione e apprendimento interiore.

Il Flow rappresenta lo stato ottimale in cui l’apneista riesce a integrare rilassamento e vigilanza, controllo e abbandono. Non è uno stato mistico o casuale, ma il risultato di un equilibrio dinamico tra la sfida proposta dalla profondità e le risorse interiori dell’atleta. L’allenamento mentale, in questo senso, non è un’aggiunta alla preparazione, ma una componente essenziale della sicurezza e della qualità dell’esperienza.

Il metodo ‘Deep Inside-State of Mind’ evidenzia come la mente si alleni soprattutto attraverso il corpo e l’esperienza diretta. Il lavoro sul respiro, sull’attenzione e sull’accettazione delle sensazioni permette di ridurre il rumore mentale e di sviluppare una relazione più funzionale con il controllo. Il dialogo interiore, se reso più consapevole, diventa uno strumento di regolazione piuttosto che una fonte di interferenza.

In questa prospettiva, la profondità non è soltanto una misura numerica, ma uno spazio simbolico di esplorazione. Ogni metro diventa un invito a conoscersi meglio, a riconoscere i propri limiti e a coltivare fiducia. L’apnea si rivela così come una pratica trasformativa, capace di offrire non solo performance migliori, ma anche maggiore chiarezza, presenza e consapevolezza. Ne consegue che lo stato di Flow può essere allenato: il metodo ‘Deep Inside-State of Mind’ guida l’atleta attraverso una serie di passaggi, dalla regolazione dello stato di attivazione al self talk al Mental Imagery.

 

In definitiva, scendere in profondità significa imparare a stare. Nel silenzio dell’acqua e nell’ascolto del corpo, il Flow non è qualcosa da cercare, ma qualcosa che emerge naturalmente quando le condizioni interiori sono mature e l’atleta ha sviluppato questa abilità.